Esperienza Franciacorta a Vinitaly 2014: storia di qualità, di bollicine e di torri medievali

Esperienza Franciacorta a Vinitaly 2014: storia di qualità, di bollicine e di torri medievali

Per la prima volta, martedì 8 Aprile, i miei piedi hanno varcato la soglia di Verona Fiere per prendere parte alla kermesse del vino più famosa d’Italia. Il mio primo Vinitaly, il mio Vinitaly 2014.
Una fiera dai grossi numeri che attrae ogni anno i principali attori del mondo vinicolo. Siamo onesti, chi vuole parlare di vino, o vuole che del suo vino si parli, a Vinitaly c’è. Produttori, consorziati, venditori, buyers, semplici appassionati.
Chi – come me – non è un tecnico del vino, ma il vino lo ama di pancia, di cuore, d’istinto, rischia di perdersi un po’, nel faraonico susseguirsi di padiglioni immensi suddivisi per regione o area geografica, che per l’occasione vengono allestiti all’interno dell’ampia area fieristica veronese.
Occorrerebbe giungere lì già con le idee chiare su dove andare, su cosa e chi visitare. Al Vinitaly il calice di Bacco è sempre alzato, ricolmo del suo nettare degli Dei; e poichè (la libera) offerta di cibo non riesce a controbilanciare adeguatamente quella etilica, se non si mantengono lucidità e controllo si rischia davvero di “perdere la testa”.
Questo rischio per fortuna io non l’ho corso. Certo, dopo qualche calice sollevato e qualche brindisi di troppo la sobrietà va un po’ a farsi benedire, ma ritengo tuttavia che le circostanze mi abbiano facilitata e sostenuta nella mia corsa al self control, alla compostezza e al consumo “intelligente”. In occasione della mia visita, infatti, ho fatto parte di un gruppo di food & wine bloggers invitati da Arianna Vianelli – bravissima food blogger del blog Una Franciacortina in Cucina – ad una degustazione organizzata per noi dal Consorzio per la tutela del Franciacorta,  nato nel 1990 a Corte Franca per iniziativa di 29 produttori, con lo scopo di valorizzare e promuovere il territorio e garantire il rispetto della disciplina produttiva del Franciacorta. Una bella “F” merlata assurge a simbolo del Consorzio, a voler ricordare le merlature delle antiche torri medievali.

 

La nostra è stata di certo un’occasione per conoscere più da vicino il vino Franciacorta (l’unico ad essere prodotto in Italia utilizzando il metodo della rifermentazione in bottiglia, con un metodo simile a quello dei Cava spagnoli e degli Champagne francesi), per incontrarne i produttori e per farsi raccontare le caratteristiche territoriali e climatiche dell’area geografica di origine; ma anche un appuntamento importante per toccare con mano le potenzialità del Franciacorta nel piatto. 

Per prima cosa, “Franciacorta”. (Avevo giurato a me stessa che lo avrei scritto, quindi fatemelo dire!). Il termine Franciacorta deriva dalle parole latine francae curtes, ossia corti franche, che in epoca medievale designavano comunità benedettine esentate dal pagamento dei dazi normalmente dovuti ai Signori feudali per il trasporto delle proprie merci.
Oggi con la parola Franciacorta si indica un’area geografica precisa della Lombardia, (ossia quella facente capo a 19 comuni ubicati tra la città di Brescia e il lago d’Iseo), il vino in essa prodotto (che prevede esclusivamente l’utilizzo di uve Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Bianco) e il preciso metodo di produzione che lo contraddistingue (quello della rifermentazione in bottiglia, come già detto).

In occasione della nostra visita siamo stati suddivisi in piccoli gruppi e guidati in un percorso di degustazione mirato. Il mio gruppo (ad affiancarmi altri 3 colleghi foodblogger: Serena Oliva, Doriana Tucci e Luca Sessa) si è concentrato, seppur con qualche piacevole digressione tendente al rosè, sul Saten della cantine La Montina, Borgo La Gallinaccia e Le Quattro Terre.


Giunti a questo punto, si rende necessario aprire una parentesi: al di là della qualità degli uvaggi, al di là del rispetto del processo produttivo, al di là del nome e della reputazione del produttore, al di là delle tecnologie utilizzate, il vino – e il piacere che vi si accompagna nel berlo – è legato ad un insieme di elementi soggettivi, difficilmente identificabili.
Il piacere che mi ha dato degustare vino Franciacorta risiede prima di tutto nella storia che racconta, nella suggestione che luoghi, immagini, paesaggi riescono ad evocare in me. Non sono la persona più adatta a parlarvi di atmosfere, permanenza sui lieviti, affinamento. Lascio che siano altri, a farlo. Quello che potete sentirvi dire da me è che il Saten La Montina (un Saten non millesimato prodotto con uve 100% Chardonnay di due annate, 65% 2009 e 35% 2008), il Saten di Borgo La Gallinaccia (un millesimato 100% uve Chardonnay) e il Saten di Le Quattro Terre (anch’esso prodotto con uve 100% Chardonnay, con una percentuale zuccherina nettamente inferiore rispetto ai precedenti) mi hanno suggestionato ed emozionato, ciascuno a proprio modo.

 

Dopo l’incontro con i produttori, arriva il momento di scoprire le qualità del Franciacorta nel piatto. Nicola Bonera – miglior sommelier 2010 – e gli chef franciacortini Stefano Cerveni del ristorante Le due colombe e Vittorio Fusari della Dispensa Pani e Vini ci guidano nella degustazione di due piatti preparati con vino Franciacorta, che si fa esso stesso ingrediente costitutivo del piatto, con consistenze diverse:

– sotto forma di salsa nel caso della mousse di patate viola con gamberi rossi e chips di Stefano Cerveni

– in forma di perle, nel risotto con le bollicine con acqua di ostrica di Vittorio Fusari

Presentatori d’eccezione, a fianco di Nicola Bonera, Fede e Tinto di Decanter su Rai Radiodue, che ci omaggiano del loro libro “Sommelier ma non troppo“, un manuale di facile e immediata lettura, per imparare a riconoscere il vino senza troppi giri di bicchiere.

Ringrazio Arianna Vianelli e tutti gli altri favolosi ospiti del Consorzio per la tutela del Franciacorta; i miei compagni di avventura, tra cui i foodbloggers Doriana Tucci, Serena Oliva, Luca Sessa, Emanuele Patrini, Alessia Bianchi; gli chef Stefano Cerveni e Vittorio Fusari per la preziosa esperienza gustativa; Nicola Bonera per i suoi suggerimenti da sommelier; Fede e Tinto per aver presenziato all’evento e per il loro libro, che costituirà per me gradevole lettura durante le vacanze pasquali; i produttori de La Montina, Borgo La Gallinaccia, Le Quattro Terre per averci accolto nelle proprie “case” e per averci illustrato la storia e le caratteristiche dei propri vini, con passione, simpatia e professionalità.

Che sia solo un arrivederci, per tutti noi, in Franciacorta!

 

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