Mai sentito parlare di Cioccolocanda San Marco?
Una struttura ricettiva a Vicoforte, in provincia di Cuneo, completamente ispirata al cioccolato, con stanze dedicate a Paesi produttori di cacao: Venezuela, Sri Lanka, Brasile, Messico, Equador, Repubblica Dominicana.
La cioccolocanda è collegata al Museo e alla Fabbrica del cioccolato di Silvio Bessone, mastro cioccolatiere di fama internazionale. 1° cioccolatiere in Europa nel 2001, 7 volte campione d’Italia. Un grande curriculum per una grande passione, nata quando Silvio è ancora un bambino.
“Da grande farò il cioccolatiere“, dice un bel giorno al padre, quando ha solo 5 anni.
E complice una passione coltivata da sempre, unita ad una imperitura determinazione, Silvio Bessone arriva là dove altri non arrivano, dando origine ad una fabbrica del cioccolato del tutto rivoluzionaria, in cui il cacao non giunge già semilavorato ma dove i frutti del cacao vengono essi stessi lavorati per creare un cioccolato diverso,100% italiano. “Dal frutto del cacao direttamente al consumatore“, se volessimo sintetizzare al meglio l’opera e la missione di Silvio, che in prima persona viaggia tra l’Africa e il Sud America, in cerca delle varietà di cacao più preziose con le quali crea il cioccolato che porta il suo nome.
Del resto lui ha chiare in mente le parole del nonno di tanti anni prima: “se fai una cosa, ricordati di farla in modo da non essere mai uno qualunque. Sìì sempre il primo in quello che fai”.
Ed e’ indubbio che Bessone abbia creato qualcosa di unico e di prezioso, in un paese come Vicoforte dove storia narra che, all’interno del santuario, fosse stato sepolto Carlo Emanuele I di Savoia, colui che per primo firmò i documenti che sancirono l’importazione del cacao in Piemonte (e che fecero di questa regione da allora in avanti un vero e proprio baluardo della cioccolateria).
Cacao. Anzi, theobroma cacao, “cibo degli Dei”, come si dice in lingua greca. Questo è anche il nome ufficiale della pianta del cacao, di cui già gli aztechi furono grandi produttori e consumatori. Considerato un alimento altamente energetizzante, fu parte dell’alimentazione dei guerrieri e, viste le sue preziose proprietà organolettiche e il suo gran valore, le fave di cacao venivano utilizzate come moneta di scambio. Sono i conquistatori spagnoli ad importarlo insieme alla canna da zucchero in Europa dal sud America (uno dei massimi produttori mondiali di cacao, con varietà dal gusto dolce e amabile che si contrappongono ai sentori più forti e decisi delle varietà provenienti dall’Africa). Con esso vengono create le prime cioccolate che fanno letteralmente impazzire orde di nobili con la sua dolcezza e le sue qualità afrodisiache e di stimolazione di endorfine.
In Italia il cacao giunge, come dicevamo, valicando i confini delle Alpi e approdando in Piemonte, sotto l’egida dei Savoia.
E da qui è storia nota di come, sposandosi con eccelse qualità di nocciole del Piemonte e sfruttando le conoscenze e il genio di Michele Prochet, sia nato un prodotto dolciario riconosciuto in tutto il mondo: il gianduia.
Ma torniamo a Bessone e al nostro soggiorno alla Cioccolocanda.
L’esperienza che si vive in Cioccolocanda è diversa da quella vivibile altrove.
Come si giunge in cioccolocanda si viene catapultati in un mondo parallelo in cui è il cacao a farla da padrone. Le stanze sono tutte ispirate a paesi produttori di cacao. Le porte d’ingresso sembrano grosse tavolette di cioccolato, sui muri interni compaiono impronte di mani sporche di cioccolato. Anche quadri e lampade parlano di cioccolato. Inutile dire come il colore dominante sia il marrone. Il cioccolato bianco in cioccolocanda c’è ma non è tenuto in grande considerazione, del resto non contiene cacao ed è il fratello marrone il vero protagonista.
La cena che si gusta direttamente all’interno del Museo del Cioccolato, un percorso esperienziale creato dallo stesso Bessone che reinterpreta la storia e l’evoluzione del cioccolato “a modo suo“, può essere classificata come una cena tradizionale piemontese contaminata dal cacao. Perchè ricordiamolo sempre, il cacao non è cioccolato e il cacao, in cucina, si sposa ad innumerevoli pietanze.
Assaggiamo diversi piatti, partendo dagli antipasti, passando dal primo e dal secondo, approdando poi chiaramente al dolce. Alcuni piatti ci convincono più di altri, come è normale che sia quando ad entrare in gioco, oltre alla qualità, è anche il gusto personale. Ed è così che adoriamo le verdure in pastella al burro di cacao, i tagliolini tricolore al cacao e porcini, i cioccolatini ai lamponi, alle castagne e alle noci, il tortino di cioccolato dal cuore morbido… che a nostro parere oscurano al confronto la battuta di vitella con cacao e insalatina e il carpaccio di vitella e tomino al cacao. Le presentazioni sono tutte molto ricercate e il servizio molto curato. I piatti vengono serviti accompagnati da un Dolcetto e da un Barbera che al palato si sposano perfettamente con le pietanze proposte. Gradisco molto l’idea della “contaminazione”. Mi piace chi sa essere originale, chi persegue un’ idea rischiando per metterla in atto o andando controcorrente.
Anche la colazione faraonica di stamattina non ha nulla da invidiare ai buffet di grossi alberghi 5 stelle, con la differenza che alla Cioccolocanda tutto è 100% homemade (anche pane, salumi e formaggi, sempre rigorosamente contaminati dal cacao) e proveniente direttamente dalla cucina e dalla fabbrica di Silvio Bessone.
Personalmente, tutto poteva essere perfetto durante questo soggiorno. Ma c’è un qualcosa che non ha convinto al 100%.
Forse la sensazione di autoreferenzialità celebrativa che si respirano lì dentro e che a lungo andare tende a rendere il clima un po’ stucchevole, mettendo in secondo piano anche l’indiscutibile qualità dei prodotti. Sensazione che, unita alla scarsa comodità della camera nella quale siamo stati alloggiati – che non si è rivelata all’altezza delle aspettative – fa della Cioccolocanda una esperienza gradevole sì, ma che in fondo in fondo non avremmo voglia di ripetere.




