Emilio Comici
Se la risposta a questa domanda è sì, allora siete sulla strada giusta per comprendere le sensazioni che un weekend in malga può regalare. Dimenticatevi la routine e lasciate a casa le preoccupazioni quotidiane. E fate lo stesso con tutte quelle comodità superflue che, un giorno dopo l’altro, siamo arrivati a considerare tanto indispensabili nella nostra esistenza.
E’ ciò che ho fatto io a Luglio, quando ho avuto l’opportunità di vivere la mia personale esperienza ad #albeinmalga, una serie di appuntamenti che, nei mesi di Giugno, Luglio e Agosto, offrono, ormai da qualche anno, l’opportunità di testare brevi manu la vita all’interno di un alpeggio e immergersi nelle diverse attività che qui si svolgono.
Un’esperienza adatta a tutti, gruppi di amici, giovani coppie, famiglie con bambini. Unica condizione: amare la natura ed essere disposti a vivere una due giorni fatta di semplicità e perché no, anche di una buona dose di spartanità. Che, in larga misura, dipenderà dalla malga nella quale vi ritroverete a soggiornare. Non tutte le malghe sono uguali e, pur non avendone visitate altre, posso con sicurezza affermare che Malga Stramaiolo è davvero una signora malga.
E’ proprio qui, infatti, che sono approdata nel pomeriggio di venerdì 24 Luglio. In questo delizioso alpeggio nel cuore del suggestivo Altopiano di Pinè, a circa 1600 metri di altezza.
Immaginatevi la mia sorpresa nell’imbattermi in un delizioso agriturismo con camere spaziose e finemente arredate in tipico stile trentino, quando alla mia mente (condizionata, perché no, pure da lacrimevoli cartoni animati dell’infanzia) si affacciavano immagini di stanzoni privi di corrente elettrica, pareti scricchiolanti, nonni barbuti con indosso improbabili salopette a quadretti. Spifferi d’aria fredda dalle finestre… e candele, tante candele, accese un po’ dappertutto.
Ancor prima dell’arrivo degli altri ospiti, Martina ed io conosciamo Andrea, il malgaro che, già da qualche anno, gestisce Malga Stramaiolo. Insieme a lui ci concediamo una visitina preliminare alla mandria che nel frattempo abbandona il pascolo e attende pazientemente di rientrare in stalla per la mungitura.
Uno spettacolo suggestivo, per chi come me arriva dalla città e non è uso a vivere esperienze simili.
Dopo una generosa cena a base di strangola preti, polenta e deliziosi salumi – che Martina ed io consumiamo senza fare troppe cerimonie – e dopo aver conosciuto i nostri compagni di viaggio – i simpaticissimi Ilaria e Andrea del blog Pepite per tutti – ci concediamo qualche ora di sonno.
Il nostro sabato, infatti, inizia molto presto. Da buoni “malgari per un giorno” salutiamo il comodo giaciglio intorno alle 4:30, ancor prima dell’alba, per assistere al rientro della mandria all’alpeggio e alla mungitura.
A Malga Stramaiolo, infatti, le vacche vivono libere al pascolo e rientrano in stalla due volte al giorno, per un totale di circa 3 ore, solo ed esclusivamente per la mungitura.
Si tratta di una bellissima passeggiata di circa un’ora nella natura incontaminata, tra boschi di larici e di cirmoli. Me la godo tutta, un respiro dopo l’altro, un’occhiata dopo l’altra. E’ come se non volessi perdermi nulla, dell’attimo che sto vivendo, del luogo in cui mi trovo.
La guida ci illustra le piante del posto. Mi colpisce la storia di alcuni licheni che un tempo i cavatori di porfido si infilavano nelle scarpe per utilizzarli come solette isolanti.
Ascolto e intanto penso che c’è sempre tanto da imparare e che non puoi mai prevedere da dove giungerà la conoscenza. Per questo bisogna avere sempre mente aperta e orecchie aguzze, in qualsiasi situazione.
Una volta giunti al rifugio, la fame ci assale. Qui non bastano più la frutta fresca e l’insalatina di quinoa che ci sfamavano a Milano con 36° reali e 42° percepiti. Serve qualcosa di più sostanzioso. Ed è così che veniamo ricompensati con il piatto dell’alpino, una pietanza di mastodontica bontà a base di polenta, formaggio fuso, canederli, spezzatino e salsiccia. Da mangiarne per due giorni, direte voi. Forse per altri, ma non per gente allenata come noi. Ancor prima dello scoccare del mezzogiorno il piatto dell’alpino è soltanto un buonissimo, lontano ricordo.
La domenica mattina, dopo una bella dormita ristoratrice, ci leviamo le vesti da instancabili malgari per indossare quelle di provetti pasticceri. Ci attende infatti un simpatico corso di cake design a Baselga di Pinè, presso la Pasticceria Pinetana, che è gestita dalla famiglia di Giulia, la giovane pasticcera/decoratrice che ci affianca in questa esperienza. Ci divertiamo a rivestire una torta con pasta di zucchero, realizzando una decorazione montana con tanto di lago, abeti, funghetti e montagne innevate, che richiamano l’ambientazione del lussureggiante Altopiano di Pinè.
Ecco la mia creazione. Vado particolarmente orgogliosa della famiglia di abeti e dei funghetti, boletus edulisdella miglior specie. Modestamente.
La mia esperienza si conclude così, con le dolcezze di Tarcisio e Roberta – vere e proprie ciliegine sulla torta – e con ancora negli occhi tutte le sfumature di verde delle montagne, dei pascoli, degli alberi dell’Altopiano di Pinè.
Ringrazio Karin e Lorenza di APT Altopiano di Pinè e Valle Cembra per averci accompagnate in questa avventura e invito chiunque volesse vivere l’esperienza di #albeinmalga a trovare maggiori informazioni sulle prossime date disponibili a questo link.


















