«Una porta che sbatte … un trafficar di chiavi nella serratura … un brusio indistinto di voci via, via sempre più distanti … Sentite anche voi? Vuol dire che stanno uscendo tutti! Oh, sì, tutti. Che sollievo! E quanta pace si respira in casa, quando quei tre escono a farsi un giro. Niente più scalpiccii di piedini infantili, niente più strilletti; niente più TV accesa, niente più cellulari che trillano come matti! Niente più, almeno fino alla prossima volta! Anche Otello si starà godendo la tranquillità del momento.
Otello, sì, avete capito bene. Cosa sono quelle facce perplesse? Via, che lo sapete benissimo chi è! Ormai ce l’avete tutti un Otello, in casa vostra. E’ quel piccolo, timido secchiello marroncino che di solito sta sotto il lavello a raccogliere i vostri scarti alimentari. In questa casa Otello ha sempre un gran da fare. Talvolta tenta di lamentarsi, ma riesce solo a bofonchiare qualcosa di incomprensibile, nulla più. Tanto trabocca di rifiuti, che ormai non riesce più nemmeno a parlare!
Oh, oh! Ma che distratto. Vi parlo di Otello, quando io non mi sono nemmeno presentato. Mi chiamo Oliviero e abito in questa cucina da circa otto anni. Da quaggiù ho una prospettiva limitata sul mondo, ma so bene come far stare le cose al fresco! Vedete, io faccio il mio lavoro con serietà e dedizione. Passano in tanti da queste parti, c’è sempre un gran via vai. Frutta, verdura, salumi, uova, formaggi … Arriva davvero un po’di tutto. Riservo a chiunque lo stesso affetto e le stesse attenzioni, senza far differenze. Sono un sentimentale e ci metto poco ad affezionarmi. Mi preoccupo di conservare freschezza, profumi, integrità, buonumore. Ma, signori miei, a cosa serve tanta abnegazione, se qua fuori manca un po’ di educazione?
Quello che vedete là nell’angolo, dietro il tubetto della maionese, è Renato, l’affettato. Giace da giorni accartocciato nel suo foglio di stagnola. Era un ragazzo così vivace, all’inizio. Ci faceva molto ridere, raccontava barzellette divertenti, come quella del pomodoro insonne perché l’insalata russa e altre freddure del genere. Ora lo si vede sempre lì, di cattivo umore, ingrigito … Non racconta più barzellette e sbuffa tutto il santo giorno. Ogni volta che qualcuno spalanca il mio sportello, Renato segue speranzoso la mano indecisa che prima scorre su, poi scorre giù e poi ancora a destra e infine a sinistra … Ma che poi, per un goloso spuntino, finisce sempre per scegliere qualcos’altro: un salamino norcino, un’olivella ascolana, un tramezzino già farcito … Non vorrei sembrare pessimista, ma ho proprio un brutto presentimento. Otello, tieniti pronto! Ce l’hai ancora un angolino libero, per il nostro Renato?!
Ogni tanto, lo ammetto, ripenso con affetto a Evelina, la bananina nana. Che viaggio s’era fatta, per arrivare fino a qui! Piccola, giovane, piena di rosee prospettive. Era giunta insieme alle sue sorelle: Spina, Lina e Rosannina. Dovevate sentirle, come spettegolavano e come si divertivano, insieme! Spina, Lina e Rosannina han raggiunto la tavola per prime. Insieme a un paio di kiwi e ad una manciata di fragole sono finite in una bella macedonia. Ti aspettiamo dopo!, avevano gridato felici e in coro a Evelina. Contateci!, aveva risposto lei, ricambiando il saluto. Ahimè, i giorni passavano e non c’era mai nessuna macedonia, ad attendere Evelina. Arrivava sempre frutta acquistata di fresco, un po’ più bella e un po’ più esotica, a guadagnarsi il posto d’onore in tavola, sia per merenda che a fine pasto. Intanto la povera Evelina, qui in silenzio, si faceva sempre più cupa e più grigia. Addio sogni di gustosi frullati, di dissetanti frappé. Povera, povera Evelina. Tutta quella strada, per finire in un bidoncino. Senza offesa, mio caro Otello!
Sullo scaffale sopra Renato – e accanto a Gigetto, il gamberetto – staziona il barattolino dei sottaceti: Irto. E’ qui già da parecchio tempo, credo ci abbiano acquistati insieme. Da buon veterano, pattuglia la sua zona per sincerarsi che sia tutto in ordine. E’ un po’ mogio, ultimamente, da quando ha visto gettar via alcuni amici conosciuti di recente: Igino il caprino, Lella la mozzarella, Dorina la fontina. Hanno aspettato ancora e ancora, che qualcuno tendesse loro una mano; ma c’era sempre qualche formaggella dalla confezione accattivante, appena arrivata dal supermercato, a farli ammuffire nell’oblio e nella non curanza. Io li ho coccolati – perbacco! – quanto più ho potuto; e ho atteso, speranzoso, insieme a loro. Al primo, inevitabile lividore verdognolo, la mano tanto attesa è infine giunta. Ma solo per sfrattarli dal ripiano e rialloggiarli presso “la pensione Otello”. Che – mi ci giocherei la serpentina di raffreddamento – pagherebbe oro, per avere qualche camera libera!
Quaggiù, nel cassetto, c’è la barbabietola Carola. Come una perla nella sua ostrica, è protetta da un imballo sotto vuoto, che ancora la conserva bella e fresca. Sarà qui da una settimana circa, ormai. Guardatela, è un po’ vanitosa e ci tiene molto a farsi notare. Vi sta dicendo ciao!, ma voi non potete sentirla. Non sa ancora se finirà in un’insalata, in un contorno, in una zuppa, in un risotto … le piace fantasticare sul suo futuro. Speriamo che le sue speranze non vengano tradite.
Capite, quel che voglio dirvi? Io lo faccio il mio lavoro! Con instancabile passione. Ci metto tutto il mio impegno e tutta la mia buona volontà. Ma non basta … Uhm, odo un rumore di chiavi che girano nella serratura … son già di ritorno! Quanto passa in fretta, il tempo, quando si sta bene. Otello, amico mio, ti auguro un buon lavoro. Che se tanto mi da’ tanto, nuove fatiche ti attendono.
E voi, chiunque siate:
Ricordate cosa è giusto!
Mangiar sì, sempre di gusto,
senza, però, scordar la testa.
Che di quello che gustate
non si getti il buon che resta.»
Volete sapere che fine ha fatto Carola, la barbabietola? Ebbene… non è finita alla “Pensione Otello”, bensì in un’ottima cremina, tutta da spalmare o da utilizzare per condire un buon piatto di pasta!
Volete sapere come si prepara? Continuate a leggere!
Crema alla barbabietola e noci
180 g barbabietola lessata e frullata
100 g ricotta fresca vaccina
sale fino q.b.
i gherigli di 8 noci, tritati
opzionale: erba cipollina tritata
Una volta lessata e ben morbida, frullate la barbabietola. Mescolatela alla ricotta fresca e aggiungete i gherigli di noce e il sale fino. In pochissimo tempo avrete preparato una cremina deliziosa da servire come antipasto spalmata su crostini croccanti o da utilizzare per condire un bel piatto di pasta. Se vi piace, guarnite con erba cipollina tritata.